INTRODUZIONE

IL PATRIMONIO DEA DEL TERRITORIO

«Io non so quanto possano giovare i compendii [sic] di storia che oggi si adottano nelle scuole, non trattando che di guerre, assedii [sic], di conquiste, di congressi, di trattati, di cambiamenti di ministri, re e imperatori e cose simili. Certo la loro utilità dev’essere molto scarsa dacché vi si considera il popolo sotto un solo aspetto, e sotto l’aspetto più superficiale. Ma bisogna persuadersi che l’aspetto sostanziale del popolo non è là: è invece nel focolare domestico, nelle conversazioni con gli amici, nelle chiese, nei caffè, nelle canove, nelle piazze, nelle borse, nei teatri, nelle stazioni di strade ferrate, nelle caserme, nelle prigioni, nelle botteghe, nelle officine, nelle capanne… […] per queste e per altre considerazioni, mi sono dunque risoluto di pubblicare i miei cenni sugli usi Abruzzesi, cominciando con i più bizzarri e andando a mano a mano ai più comuni.»

Antonio Di Nino, Usi e costumi abruzzesi, 1879, p. VIII

La distribuzione dei pani in occasione di Santa Gemma a Goriano Sicoli (AQ)Le Glorie di San Martino a Scanno (AQ)Il funerale del Carnevale a Montorio al Vomano (TE)

Da sinistra verso destra: la distribuzione dei pani in occasione di Santa Gemma a Goriano Sicoli (AQ); le Glorie di San Martino a Scanno (AQ); il funerale del Carnevale a Montorio al Vomano (TE) (fonte)

Il patrimonio DEA del territorio è estremamente ricco e variegato; la sua rilevanza è stata riconosciuta a livello internazionale, con ben due manifestazioni inserite nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO nel 2019: la Perdonanza Celestiniana e la Transumanza.

Oltre a queste, il territorio si caratterizza per la molteplicità di espressioni culturali, oggetto di analisi scientifica sin dalla seconda metà del XIX secolo da studiosi appassionati come Domenico Ciampoli (1852-1929), Antonio Di Nino (1833-1907), Gennaro Finamore (1836-1923) e Giovanni Pansa (1865-1929). Costoro hanno posto le basi per lo sviluppo delle ricerche demologiche compiute dai loro successori nel ‘900 fino ai giorni nostri, intese a classificare e definire il patrimonio demoetnoantropologico regionale.

Questo include tutte le diverse tipologie di beni DEA: riti, credenze, tradizioni, comportamenti, modi di dire, proverbi, fiabe, canti, danze, piatti tipici, lavori artigianali, luoghi sacri, manifestazioni legate al culto dei santi, al ciclo delle stagioni, e a quello dell’esistenza umana, con le cerimonie che ne segnano i passaggi, e infine la molteplicità di oggetti e spazi attraverso i quali le azioni trovano materiale rappresentazione. (ADF)